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Recensione The Handmaid’s Tale 4×08 – Testimony

Non riesco a credere di essere già quasi alla fine di questa stagione. La quarta stagione di The Handmaid’s Tale è volata, ed eccoci arrivati alla recensione della 4×07: Testimony. Come il titolo lascia evincere, questo episodio è incentrato su uno dei momenti che più abbiamo atteso nel corso degli anni, ovvero la testimonianza di June nei confronti dei coniugi Waterford e una sua prima rivalsa verso quel sistema che l’aveva ridotta ad una schiava sessuale.

Ma il vero filo conduttore di questo episodio è la rabbia. Un sentimento troppo spesso demonizzato, che vediamo sempre in un’ottica negativa, ma che mai come ora risulta essere comprensibile.

La rabbia di June è la rabbia di tutte

Le Ancelle sono arrabbiate. Credo sia la cosa più naturale e fisiologica che potremmo mai vedere in una serie come questa. Sono distrutte, lacerate nel profondo del loro animo, ma sono arrabbiate. Sono arrabbiate perché si sono ritrovate, senza motivo, a dover soccombere in un destino che non hanno scelto neanche lontanamente. Sono arrabbiate perché ora viene detto loro di andare avanti. Nessuna di loro vuole andare avanti senza la giusta vendetta e, mi dispiace se questo potrà suonare cattivo, ma è più che comprensibile e soprattutto è giusto. Gilead non merita perdono e non merita di essere semplicemente dimenticata. Gilead merita di essere rasa al suolo.

Fino all’arrivo di June, nessuna Ancella aveva esternato tanto la sua rabbia. Ma June finalmente catalizza tutte le loro emozioni e le fa affiorare. Moira non è d’accordo, ma gran parte delle Ancelle si ritrova ancora una volta dalla parte di June. Che le vuole furiose, probabilmente perché ha qualcosa in mente. Il momento in cui Emily ammette di non aver provato sensi di colpa per la morte di Zia Irene non mi ha sorpresa più di tanto. Come puoi dispiacerti se una persona responsabile di aver fatto giustiziare una donna e averne fatto mutilare un’altra ha deciso di togliersi la vita?

Sia chiaro, le Zie, così come le Ancelle, sono delle vittime di Gilead. I loro comportamenti sono dettati dagli obblighi del regime, e probabilmente neanche le Zie hanno troppa scelta. Ma ciò non le rende umanamente innocenti, quando compiono un crimine come nel caso di Zia Irene. E’ possibile, per loro, avere una scelta? Probabilmente sì. Forse avrebbe potuto non denunciare. Non abusare del suo status ai danni di due persone che hanno pagato un prezzo troppo alto.

Rabbia e compassione: Zia Lydia e Jeanine

Se parliamo di Zie, non possiamo di certo non citare Zia Lydia, che torna in questo episodio più aggressiva che mai. La sua rabbia sempre più repressa, sfocia nell’aggressione ad una Ancella e ad un’altra Zia. Ora, le regole di Gilead, per quanto assurde, sono chiare: le Ancelle sono sacrosante. Certo, sono praticamente incubatrici su due piedi, ma sono poche e soprattutto sono l’unico mezzo per raggiungere il fine di Gilead, ovvero far aumentare le nascite.

Il fatto che Zia Lydia ne aggredisca una, la fa subito richiamare dal Comandante Lawrence. Quest’ultimo, continuo a credere abbia ancora dei secondi fini e magari spera che June, dall’esterno, possa fare qualcosa. Per consentire a Zia Lydia di sfogare le sue frustrazioni, le comunica di aver ritrovato un’Ancella dispersa a Chicago: Jeanine. Dopo i primi momenti di giubilo perché finalmente scopriamo che è ancora viva, capiamo che purtroppo per lei non finirà bene.

Viene detto a Zia Lydia che potrà fare di lei ciò che vuole. La vediamo commuoversi, cosa accaduta davvero di rado, davanti alla sua prediletta. Sappiamo che Zia Lydia adora Jeanine e ha sempre cercato di salvarla, in qualche modo, nonostante le abbia fatto cavare un occhio. Assistiamo ad una scena stranamente commovente tra le due, dove Jeanine le chiede di morire piuttosto che tornare ad essere un’Ancella. Non sappiamo cosa succederà, ma ho l’impressione che Jeanine non si salverà più.

La testimonianza di June

Ma la rabbia e la delusione possono essere espresse anche con estrema compostezza. Ed è quello che fa June, quando si presenta in aula per deporre contro Serena e Fred. Una June diversa da quella che abbiamo conosciuto fino ad ora. Voce calma, né aggressiva né sottomessa. Ferma, sguardo dritto davanti a lei, parole chiare e concise. Un discorso che potrei ascoltare mille volte, e mille volte avere i brividi. Ripercorriamo con lei le stagioni precedenti e tutto il dolore che ha provato. Tutti gli abusi fisici e psicologici a cui è stata sottoposta.

La recitazione di Elizabeth Moss continua ad essere sopraffina e continua a stupirmi ad ogni episodio, come se ormai ce ne fosse bisogno. Sentir raccontare le atrocità di Gilead è tanto e porta (quasi) a pensare che forse June non è proprio impazzita. Ma, forse, i suoi atteggiamenti sono davvero frutto di qualcosa. Di una sofferenza più grande di quanto possiamo immaginare. E ne abbiamo conferma alla fine, quando finalmente guarda di nuovo Luke negli occhi in modo diverso. Quando lo abbraccia, sul letto, e sembra pronta a far pace con l’ultima volta che ha visto sua figlia. June non aveva detto a Luke che i suoi atteggiamenti avevano messo Hannah in pericolo, perché se ne vergognava. Ma ora è pronta.

Nessuno è al sicuro: la svolta, inaspettata, per i Waterford

Tornando alla scena nel tribunale, il momento in cui l’avvocato della difesa prende parola ed inizia ad incalzare con un atteggiamento che conosciamo purtroppo molto bene è stato quello che mi ha fatto tremare di più in tutto l’episodio. In quel momento ho dovuto constatare una grande e terribile verità, che forse era rimasta celata per tutto questo tempo. E’ così che è nata Gilead. E’ colpa di questo genere di persone. Queste persone che mettono la religione e la loro morale bigotta al primo posto, permettendosi di giudicare una donna semplicemente per il suo trascorso sentimentale.

L’intervento di Fred, che si alza per controbattere che solo in Gilead il tasso nascite è aumentato, grazie alle loro politiche, trova terreno fertile in alcuni ascoltatori. A quanto pare, ancora una volta le idee si dimostrano più potenti dei fatti. L’ideologia, anche la più terribile, trova sempre terreno fertile nella disperazione, nella tristezza e nell’ignoranza. Ed è così che, alla loro uscita dal tribunale, Fred e Serena si trovano accolti da una folla di persone che questa volta li acclama. Striscioni che incitano alla liberazione dei due, con frasi a noi tristemente note come blessed be the fruit o praise be.

Questo vuol dire che anche il Canada corre lo stesso pericolo che hanno corso gli USA? Non necessariamente. Però significa che non bisogna mai abbassare la guardia. Che il fanatismo religioso, specie se perorato da personaggi capaci di ammaliare come Fred Waterford, è una delle trappole più pericolose. Ho avuto i brividi di sconforto in quel momento, perché ho avuto l’impressione che non ci fosse una vera via d’uscita.

Cosa succederà nei prossimi episodi?

Alla luce di quanto avvenuto in questo episodio, dove ormai le pedine sono tutte ben posizionate, possiamo provare a pensare a cosa accadrà negli ultimi due episodi della stagione. Sono abbastanza sicura che qualcuno tornerà a Gilead, ma non so se sarà June o se addirittura Luke si spingerà così in là per cercare sua figlia.

Per quanto riguarda i Waterford, ho come l’impressione che la gravidanza di Serena potrà cambiare il loro status anche dentro Gilead. Se è vero che un figlio è una benedizione, sicuramente dovranno rispondere a qualcuno una volta tornati degli atti impuri commessi. Dopotutto, sapendo che Fred fosse sterile, non avrebbero mai dovuto avere rapporti. E una volta scoperta la fertilità di Serena, cosa succederebbe se Gilead decidesse di trasformarla in Ancella? Secondo me sarebbe plausibile, arrivare al finale di stagione e vederla indossare un abito rosso. Magari proprio tradita da suo marito per paura che lei voglia rimanere in Canada.

In tutto ciò, sono rimasta ad occhi sbarrati quando June ha detto che è entrata in servizio a casa dei Waterford nel 2017. Quello che tutti abbiamo sempre pensato essere un futuro post-apocalittico, è in realtà un presente. Distopico, certo, ma questa cosa fa più effetto che mai. In definitiva, questo episodio è stato tra i miei preferiti fino ad ora! Proprio perché, a differenza degli altri, ha gridato la rabbia di chi ce l’ha fatta ma cerca giustizia. La rabbia di chi non vuole che le cose vadano dimenticate. La rabbia, finalmente, di tutte le Ancelle.

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