Recensioni, Serie TV

Recensione The Handmaid’s Tale 4×02 – Nightshade

Come promesso, proseguiamo con le recensioni dei primi tre episodi della quarta stagione di The Handmaid’s Tale. Dopo aver recensito il primo, Pigs, oggi è la volta di Nightshade.

La scelta di non recensirli insieme deriva dal fatto che so che in molti non hanno visto subito tutti e tre gli episodi. Ecco perché cercherò di non fare spoiler sulla 4×03, The Crossing e mi concentrerò solo sul secondo.

Ama il tuo incubo, seppur ti tormenta

Il perno principale attorno al quale ruota Nightshade è qualcosa di simile alla sindrome di Stoccolma. I bambini di Gilead, infatti, non riescono tutti a trovare qualcuno che li adotti, ma quelli che ci riescono non possono dirsi completamente felici.

Sebbene sia paradossale, si sentono allontanati da quella che considerano casa. Se ci pensiamo bene, gran parte di questi bambini ha vissuto la maggior parte della propria vita venendo indottrinati da Gilead. Molti di loro hanno vissuto con famiglie che non erano le loro famiglie biologiche, ma a cui in qualche modo si sono affezionati.

Il nodo della questione è apparentemente semplice ma in realtà estremamente complesso. La mente e la coscienza di questi bambini, così come il loro comportamento, sono stati profondamente plasmati dalle regole di Gilead. Regole e routine che questi bambini hanno ormai interiorizzato e da cui non riescono a separarsi. Non possiamo fargliene una colpa.

Allo stesso modo, però, tocchiamo con mano diversi livelli di disperazione e di tristezza, nessuno dei quali più degno di rispetto dell’altro. Da un lato donne adulte come Rita, finalmente sfuggite da una dittatura teocratica fatta di crudeltà e bigottismo, dall’altra bambini come quello dell’episodio che non conoscono la normalità a cui gli adulti erano abituati prima.

Credo che questa questione sarà ulteriormente approfondita in futuro, perché dobbiamo ricordare che manca ancora all’appello Hannah, la figlia di June. Per quanto ne sappiamo, infatti, Hannah vive con una famiglia e potrebbe star crescendo indottrinata come tutti gli altri bambini di Gilead.

Serena Joy e la lunga e lenta strada verso la presa di coscienza

Come ho detto nella scorsa recensione, credo che Serena stia lentamente prendendo coscienza della realtà. Lungi da me volerla deresponsabilizzare o sollevarla da tutti i suoi errori. È un personaggio complesso, ma questo non vuol dire che vada necessariamente salvata.

In questo episodio scopriamo forse la cosa più sconcertante, che arriva così come una doccia fredda. Serena scopre di essere incinta. In quel momento tutte le sue certezze cadono e nel suo sguardo iniziamo a cogliere un velo di rimpianto. In altre parole, è come se tutto d’un tratto Serena si accorga che le sue battaglie sono state vane.

Era stata la sua smania di maternità a far nascere in lei la scintilla che ha portato alla creazione di Gilead. Il suo modo così freddo e distaccato di vivere l’amore, la sua incapacità di accettare di non essere in grado di amare, dando inutilmente la colpa alla sua presunta sterilità.

Proprio per questo, sono rimasta molto colpita dalle parole di Fred quando le ricorda che lui è come lei lo ha fatto diventare. Sia chiaro, nessuno tra loro due potrebbe mai redimersi e non ce n’è uno meno colpevole dell’altra, ma nelle parole di Fred ho sentito tanta verità.

Serena ha voluto Gilead. Ha voluto perdere tutti i suoi diritti. Ha voluto rinunciare alla libertà. Il tutto in nome di un Dio che, per qualche logica contorta, avrebbe dovuto premiarla dandole il figlio di qualcun’altra. Peraltro, nato dalla violenza.

Non ho idea di cosa succederà con la gravidanza di Serena, ma non voglio assolutamente perdermi il momento in cui lo dirà a Fred e probabilmente ammetterà di aver sbagliato in tutto quello che ha fatto.

Cala il buio e questa volta l’alba sembra sempre più lontana

L’episodio si conclude con un triste epilogo. Mi mancava questo senso di pugno allo stomaco e di imprigionamento, mi mancava l’atmosfera dolorosa di questa serie.

June è intenta ad escogitare una nuova fuga per lei e le altre Ancelle, e così mette in atto un piano per mettere fuori gioco alcuni Comandanti. Qualcosa va storto e al suo ritorno alla fattoria dei Keyes si accorge che qualcosa non va.

Neanche un secondo dopo, il ragazzo che la accompagnava viene ucciso e lei presa di mira dalle guardie. Ormai è in trappola, quando Nick Blaine, ormai Comandante, le si avvicina dicendole che proverà a salvarle la vita.

June è di nuovo in trappola, di nuovo sola contro un regime che la vuole sottomessa e priva di diritti e dignità. È di nuovo nelle mani di chi vorrà farle il peggio del peggio. Consapevole che verrà torturata o addirittura giustiziata, June lascia cadere la pistola insieme a tutte le sue speranze e si abbandona al suo destino.

Ho trovato questo episodio molto interessante e più incalzante del precedente, vi dico solo che poi non ho resistito e ho guardato subito quello successivo. Per cui, evito ulteriori commenti per evitare spoiler. Fatemi sapere se a voi è piaciuto l’episodio!

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