Recensioni, Serie TV

Lucifer 6: recensione della stagione finale

La sesta stagione di Lucifer si è conclusa, lasciando il pubblico per lo più soddisfatto. Ripercorriamo insieme la storia di questa produzione che ha portato il Diavolo – letteralmente – nelle nostre case e che ora ci lascia con un grande vuoto da colmare.

Con la sesta stagione, si conclude un’altra di quelle serie imperfette ma bellissime che ci ha accompagnati per gli ultimi cinque anni. Tra alti e bassi – tanti bassi – la storia di Lucifer è stata travagliata. Le prime tre stagioni, infatti, sono state prodotte da Fox che ha poi deciso di cancellarla dopo uno dei migliori finali di stagione, quando finalmente Chloe Decker scopre la verità su Lucifer. In quel frangente, Tom Ellis si è speso in tutti i modi lanciando appelli su appelli affinché la serie venisse salvata (#SaveLucifer) e le fosse dato un degno finale. Ecco che, come una manna dal cielo, Netflix decide non solo di salvare la serie ma di produrne altre tre stagioni.

Come tutti ormai abbiamo imparato, non tutto ciò che Netflix tocca diventa oro. Purtroppo. E in molti casi, l’acquisto di una serie da parte di Netflix comporta una graduale seppur notevole perdita di qualità. Con Lucifer potremmo dire che questo è successo solo in parte, per fortuna.

Una serie imperfetta

Lucifer non è mai stata una serie con la pretesa di essere un capolavoro. È un classico police procedural con tinte fantasy e mystery, dove in ogni episodio la trama verticale prende un netto sopravvento su quella orizzontale. Proprio per questo, infatti, risulta molto semplice da seguire e non pretende troppe attenzioni, dato che i casi sono per lo più autoconclusivi.

La trama orizzontale, invece, risulta molto interessante anche se piuttosto lenta e molto diluita nei vari episodi, motivo per cui la serie riesce ad andare avanti nelle prime stagioni anche con un alto numero di episodi.

Il cast non è di certo stellare, tranne che per Tom Ellis che – senza giochi di parole – brilla letteralmente di luce propria ed è il motivo principale per cui lo show ha avuto tanto successo. Inutile girarci intorno, ma la sua interpretazione è ciò che tiene in piedi tutta la baracca. Il suo Lucifer è un personaggio carismatico, affascinante, che si abitua nel corso delle stagioni a provare emozioni umane e a comportarsi come tale. È un Diavolo diverso da quello che ci aspettavamo, ma non per questo meno temibile.

Il resto del cast è molto nella media, con interpretazioni che sicuramente non saranno mai ricordate per qualche dote particolare, ma che nell’insieme creano una coralità piacevole e che, soprattutto, fanno affezionare.

La sesta stagione è una degna chiusura?

Dalla quarta stagione in poi, con il subentro di Netflix, la trama orizzontale inizia a prevalere su quella verticale, il che a mio avviso è stato un bene. In linea di massima non mi è sembrato che la serie sia peggiorata, anzi. Tuttavia, un piccolo calo della qualità è innegabile, specie dopo aver visto il finale.

Sono molto combattuta, in realtà, su come valutare l’ultima stagione e il finale perché da un lato mi ha ampiamente soddisfatta, dall’altro sento che manca qualcosa ma non riesco a capire cosa.

L’ultima stagione arriva dopo una guerra celeste che ha visto Lucifer aggiudicarsi il ruolo di Dio e quindi, per i primi episodi, non aspettiamo altro che la sua ascensione. Insomma, la trama orizzontale sembra essere quella. Dopo un po’ arriva Rory, questo angelo poco più che adolescente, che scopriamo essere la figlia di Lucifer e Chloe venuta dal futuro per vendicare – a quanto pare – il fatto che suo padre l’abbia abbandonata prima ancora che nascesse. Dopo qualche episodio ancora, con la rivelazione di Ella, ci fanno credere di essere vicini alla fine del mondo, mentre l’episodio successivo viene tutto smentito e il focus torna sul loop temporale che riguarda Rory, Lucifer e Chloe, che non sto qui a riassumere.

Ora, se c’è una cosa che io adoro sono i loop temporali. Cioè, non riesco proprio a non amarli, è più forte di me. Infatti, per quanto trovi abbastanza forzato inserire un loop di questo tipo in una serie come Lucifer, solamente per giustificare un finale carino, a me è piaciuto. Forse perché avevo un po’ di nostalgia di Dark (che non mi è comunque mai passata) o forse perché mi piace vedere un parallelismo tra questo e i vari loop infernali cui Lucifer sottoponeva le anime dei dannati.

Cosa non ha funzionato nell’ultima stagione?

L’ultima stagione ha molti buchi di trama, primo fra tutti la totale assenza di Trixie, personaggio che seppur secondario avrebbe dovuto avere più rilievo, in quanto figlia di Chloe e Dan. Invece nessuno si ricorda di lei, addirittura Lucifer neanche la saluta e non la vediamo neanche al capezzale di Chloe nel futuro. Zero. Trixie non pervenuta.

Molte cose, in quest’ultima stagione, sembrano lasciate al caso e non hanno un vero e proprio senso all’interno della storia. La storyline della scelta di chi deve essere Dio non è servita fondamentalmente a nulla, dato che il ruolo va ad Amenadiel come già programmato nella stagione precedente. La presenza di Rory, invece, serve solo per allungare il brodo e portarci all’unico finale che sarebbe stato possibile: Lucifer e Chloe si rincontrano nell’aldilà, ormai immortali e liberi di trascorrere insieme l’eternità. Fine.

Sarebbe andata comunque così, non potevamo pensare in un finale in cui non si sarebbero più visti. Per forza di cose, se sei innamorata di un angelo, dopo la tua morte dovresti poterlo ricontrare. Ecco, quindi, che tutto quello che abbiamo visto nell’ultima stagione è solo un modo piuttosto semplice per concludere una storia che non si sarebbe potuta concludere con un finale diverso. Uno dei mille espedienti per arrivare all’unico finale possibile.

Il tema del loop temporale è stato preso un po’ superficialmente, senza troppi fronzoli, senza troppi approfondimenti, ma ce n’era bisogno? La risposta è no. Come non c’era bisogno – ma sarebbe stato interessante – di approfondire la mitologia biblica un pelino di più. Non ce n’era bisogno. Perché Lucifer è questo: discorsi sul senso della vita e nonsense, tutto condito dalla fine comicità di Tom Ellis.

Come tante altre serie prima d’ora, Lucifer non è un capolavoro e non ha mai avuto la pretesa di esserlo. È una serie che ha creduto in sé stessa, che si è fatta valere senza prendersi troppo sul serio e che ci ha regalato bei momenti. Una di quelle serie di cui, in futuro, sentiremo sicuramente la mancanza.

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