Recensioni, Serie TV

Recensione The Handmaid’s Tale 4×10 – The Wilderness

Stanotte ho faticato a dormire. Avevo una scarica di adrenalina addosso dopo il season finale di The Handmaid’s Tale che ci ho letteralmente rimuginato sopra per tutta la notte. The Wilderness, la natura selvaggia. La natura nel suo essere primordiale e spietata, selvaggia, brutale, regolata dalle sue leggi e non da quelle moderne di uno stato di diritto. Leggi spietate, in cui il più forte vince, mentre il più debole soccombe, sempre.

Il season finale della quarta stagione si attesta tra gli episodi più carichi di adrenalina e pathos di tutta la serie, ma sicuramente al primissimo posto in quanto a soddisfazione. Crudo, ma questa volta diverso da quello a cui eravamo abituati. Giustizia è fatta. Una giustizia torbida e viscerale, controversa, ma per cui ci siamo ritrovati a gioire e sentirci, finalmente, potenti.

Serena Joy e quel potere tanto desiderato e mai veramente ottenuto

Inizio con l’unico personaggio a cui avrei voluto venisse dedicata un po’ più di attenzione in questo episodio. Vediamo una Serena diversa dal solito, alle prese con una vita che sembra saper padroneggiare ma cui è rimasta estranea per troppo tempo. Così tanto da continuare a guardare con disprezzo le donne che interrogano Fred e a pretendere che si rivolgano a lui come Comandante.

Serena e Fred stanno progettando la loro vita una volta che tutto sarà finito. Mosso, per la prima – e forse unica – volta nella sua vita dall’amore per sua moglie e suo figlio, Fred Waterford sta collaborando con la giustizia per poter garantire libertà alla sua famiglia. Un intento molto nobile, non fosse che sono proprio loro il motivo principale per cui Gilead esiste e non meriterebbero alcun tipo di perdono.

Eppure Serena continua a non vedere oltre il suo naso, continua a bramare potere e attenzioni, a sentirsi potente anche dove, in realtà, non conta nulla. Ma non solo. Decide anche che continuerà a passare il resto della propria vita con Fred. L’uomo che le ha fatto tagliare un dito. Che l’ha tradita più e più volte sfruttando la sua posizione di predominanza all’interno della società di Gilead. L’uomo da cui si sarebbe dovuta liberare ma che, invece, per qualche perversa ragione continua ad amare.

Lo scambio di sguardi con Tuello non mi è piaciuto molto. E’ chiaro che lui sia molto affascinato da questa donna, ma non credo (come molti dicono su TVtime) che lei possa essere incinta di lui. In questa serie non vediamo quasi mai nulla off-screen e non avrebbe senso sapere che Serena abbia avuto un rapporto sessuale con un uomo che non è suo marito, considerato che lei era tra le prime sostenitrici del regime di Gilead. Inoltre, non avrebbe avuto senso mostrarci Fred e Serena in intimità prima dell’arresto di lui, se il figlio non fosse effettivamente suo.

La vendetta di Offred: un piatto lento, dal sapore amaro ma soddisfacente

June non riesce a credere che Fred Waterford stia per essere scagionato da tutte le accuse e liberato. Non può accettarlo, non dopo tutto quello che lui le ha causato. Lei vede in quell’uomo il simbolo di Gilead, del patriarcato più becero e violento, delle torture subite in anni e anni di vera prigionia. Ad un certo punto, però, decide di fargli visita ed è durante questa visita che capiamo moltissime cose. In un dialogo in cui entrambi bluffano dal primo istante per salvarsi la pelle, June dice una verità a cui non avremmo mai potuto credere prima: le manca Offred. Non capiamo se sia seria o meno, come potrebbe mancarle essere di proprietà di qualcuno?

In questa conversazione, una scena che mi ha tenuta con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, Fred abbandona le vesti puritane che lo contraddistinguono in pubblico e si lascia andare a dichiarazioni velatamente spinte nei confronti di Offred. Lo sguardo perso e falsamente pentito di Joseph Fiennes è perfettamente contrapposto a quello spietato e pieno di vendetta di Elizabeth Moss.

Uscita da quella stanza, June ha già in mente un piano, che però non ci viene svelato fino alla fine. Lei non vuole lasciar andare. Non vuole passarci sopra. Finalmente, ce lo conferma. Stringe un accordo con Lawrence a cui Tuello, alla fine, cede. In cambio del ritorno di Fred a Gilead, Lawrence farà uscire 22 donne. Non mi è chiaro come non sia stato negoziato anche il salvataggio di Hannah, ma credo che vorranno riservarcelo per la prossima stagione – che non sappiamo se sarà l’ultima.

Sono un uomo, ho dei diritti!

La scena in cui Fred viene letteralmente cacciato via dal Canada e caricato sul camion della polizia è già, di per sé, molto soddisfacente. Sentirlo abbandonare tutta la sua sicurezza per fare spazio ad un briciolo di paura è una delle cose che aspettavo da anni. Sentirlo urlare Sono un uomo, ho dei diritti! è stata davvero la ciliegina sulla torta. Fred reclama dei diritti che fino a poco prima ha negato lui stesso a tutte le donne e a chiunque si opponesse al regime di Gilead. Forte della sua posizione di prestigio, non aveva mai dovuto preoccuparsi di quanto succedeva agli altri, purché lui fosse al sicuro.

Arrivato in una specie di terra di nessuno, Fred viene consegnato a Lawrence e Nick, due personaggi che fin da inizio stagione dicevo che si sarebbero rivelati essenziali nell’aiutare a distruggere Gilead dall’interno. Fred si appella più volte a Nick chiamandolo son, come se questo potesse in qualche modo garantirgli aiuto o salvezza. Ma le sue sorti sono decise e piano piano diventano più chiare anche a noi. Nick lo abbandona in una foresta con June, dopo essersi scambiato con lei un bacio appassionato.

June ha architettato tutto perfettamente. Ha deciso che Fred doveva soffrire, così come avevano sofferto lei e le altre Ancelle. Ha deciso che gli avrebbe fatto provare lo stesso terrore di quando gli uomini di Gilead avevano rincorso June nel bosco e le avevano strappato Hannah dalle braccia. Offred e le altre Ancelle ormai libere si ritrovano ad essere le carnefici dell’uomo che rappresenta tutto ciò che odiano. La natura primordiale e violenta si impadronisce di loro, che si scagliano con veemenza su Fred sfogando quella rabbia che era cresciuta ed ormai aveva raggiunto il culmine. La rabbia che si era gonfiata negli ultimi episodi, ma anche la rabbia che tutti noi spettatori abbiamo provato ogni volta che Offred veniva umiliata o torturata.

Offred, non June. Perché finalmente capiamo il senso di quanto detto da June ad inizio episodio. È Offred la sua controparte violenta e combattiva. È grazie all’Ancella che è sopravvissuta e che è stata in grado di fare cose che altrimenti non avrebbe mai fatto. E, probabilmente, June Osborne non vuole sporcarsi di sangue. Lascia che sia Offred a farlo, a ripagare Fred Waterford con la sua stessa moneta, senza provare pietà e senza provare rancore. Ma la vera voglia di riscatto di Offred sta nell’aver finalmente portato quell’uomo là dove ha sempre sperato: appeso ad un muro, con la scritta Nolite te bastardes carborundorum sotto di lui, come monito per ricordare che fine fa chi gioca con la vita e i diritti altrui.

Dopo questo finale, tutto sarà diverso

Il potere catartico di questo finale, che ci ha permesso di sentirci appagati da tutta questa violenza – lasciando fuori questioni etiche – ci ha distolto per un attimo dal fatto che, d’ora in avanti, tutto sarà diverso per June. Dopo l’omicidio di Fred, che è finalmente finito appeso ad un muro, June si è trasformata lei stessa in una carnefice? Oppure la sua è stata una legittima vendetta? Per quanto, appunto, eticamente si possa discutere su questa scelta, io proprio non riesco a condannare June.

Al suo rientro in casa, sporca di sangue, abbraccia finalmente la sua bambina, Nichole, che in questa stagione è stata piuttosto messa da parte. Ma quando Luke la vede, June gli chiede cinque minuti con sua figlia per poi andarsene. Ma andare dove? C’è chi ipotizza che si possa costituire, ma la vedo difficile, dato che al momento della morte Fred non era più, ufficialmente, in Canada ma in custodia di Gilead. Qualcuno, invece, dice che tornerà a Gilead a riprendere Hannah. Personalmente non credo che sia così sciocca da tornare indietro, ma penso che abbia detto a Luke che se ne sarebbe andata perché ormai è consapevole di essere distante anni luce dalla June di cui Luke è innamorato.

Come è giusto e normale che sia, Luke non conosce la violenza di Gilead e tutto ciò che questo ha fatto scaturire in June. Non riesce a capire a pieno il suo stato d’animo e le sue emozioni, perché non le ha provate. Al contrario, per esempio, Nick capisce perfettamente la posizione di June e l’ha aiutata a portare a termine il suo piano.

E Serena invece? Come prenderà la morte di Fred? Penserei anche che potrebbe sentirsene liberata, ma la verità è che stava davvero sperando che le cose sarebbero andate bene, quindi immagino che sarà distrutta e furiosa. Ma una donna distrutta e furiosa è terribilmente pericolosa. Continuo a sperare in un’altra sorte di giustizia divina che porti il governo Canadese a toglierle la custodia del suo stesso figlio o che, in alternativa, Serena torni a Gilead e sia costretta a diventare un’Ancella. Già ho in mente le immagini promozionali della prossima stagione con Yvonne Srahovski vestita di rosso! L’unico pronostico che riesco a fare sul suo personaggio, a lungo termine, è che si suiciderà. Ormai June ha ucciso Fred, non credo che ucciderà anche Serena. È molto più probabile che sarà talmente schiacciata dalla sofferenza e, magari, dai rimpianti, da decidere di togliersi la vita da sola.

Aspetto la quinta stagione con tanta ansia e trepidazione, sperando anche che sia l’ultima, perché secondo me siamo arrivati ad un punto da cui si può creare un’ottima ultima stagione con un ottimo finale, senza la necessità di protrarsi all’infinito. Menzione d’onore, però, va fatta a Joseph Fiennes. Ho sempre decantato la bravura titanica di Elizabeth Moss e Yvonne Strahovski, ma anche Joseph Fiennes non è stato da meno. La sua interpretazione di Fred è riuscita a mettermi così tanta ansia e disgusto che il merito può solo che andare alla sua immensa bravura. Ha interpretato alla perfezione un personaggio molto complesso, una persona di poco valore che si nascondeva dietro titoli altisonanti e un’ideologia più che discutibile, rendendolo credibile (e detestabile) agli occhi di tutti noi.

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