libri, Recensioni

Carlos Ruiz Zafón, la sua Barcellona e il suo ultimo regalo

Oggi voglio discostarmi un po’ dal mio solito tema. Vi avevo promesso che Telefilia non sarebbe stato un semplice blog sulle serie TV, ma qualcosa di più. Che avrebbe racchiuso tutto quell’amore che mi porto dentro e che, difficilmente, riesco ad esternare. Che avrebbe parlato di passioni e di vita, che nel mio caso riguardano al 90% per le serie TV. Ma c’è un altro 10% di cui non vi ho ancora parlato e che oggi, per la prima volta, porto qui alla vostra attenzione.

Prima di essere un’accanita bingewatcher, sono stata (e sono ancora)
un’accanitissima bingereader. Poi, come succede a tutti nella vita, le cose non sempre riesci a farle come vorresti e quindi la mia attuale vita frenetica mi ha portata a leggere molto meno di quanto facessi fino a qualche anno fa.
Ciò non toglie, però, che la lettura rimane una delle mie passioni più grandi, insieme alle serie TV e ad un altro dei grandi temi di cui spero di parlare con voi appena potrò: i viaggi.

Alla scoperta di Carlos Ruiz Zafón

Tornando alla lettura, tredici anni fa ho letto, per caso, L’Ombra del Vento dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón. Ricordo di averlo letto sotto consiglio di mia madre e ricordo che leggendolo credetti di trovare tante risposte che andavo cercando. Non so che risposte cercassi, dopo tutto avevo solo sedici anni, ma quel libro entrò dentro di me come una spina che più provi a tirarla fuori più entra in profondità (citazione zafoniana).

Nel corso degli anni ho acquistato e letto tutti i suoi libri. Dalla trilogia della Nebbia (Il Principe della nebbia, Il Palazzo della Mezzanotte e Le Luci di Settembre), a Marina, alla più famosa tetralogia di Barcellona (L’Ombra del Vento, Il Gioco dell’Angelo, Il Prigioniero del Cielo e Il Labirinto degli Spiriti).

Nonostante mi siano piaciuti tutti i suoi libri, ho trovato la trilogia della Nebbia molto meno profonda e introspettiva rispetto a tutto il resto delle sue opere. Marina, invece, ancora me lo ricordo con un misto di tristezza e curiosità. La storia di questa ragazze che muore prematuramente portandosi via tutte le risposte a non si sa quali domande è uno dei più grandi interrogativi nella letteratura zafoniana. Tante voci, molto più autorevoli della mia, hanno descritto Marina come un romanzo “di prova”, prima che lo scrittore decidesse seriamente di addentrarsi nella serie del Cimitero dei Libri Dimenticati. Nulla di più vero. 

Una Barcellona vittoriana

Zafón è riuscito a riprendere i fili di un racconto surreale e tirarli ancora meglio in una tetralogia cupa e misteriosa ambientata a Barcellona. La Barcellona di Zafón somiglia più ad una Londra vittoriana che alla colorata città catalana che conosciamo noi oggi. La sua Barcellona è una città grigia, inquinata, triste, fatta di persone insoddisfatte e arrabbiate con la vita.

Tra queste, gli unici sognatori sono quelli che vivono a contatto con i libri e con le storie. In quindici anni (arco temporale di uscita dei quattro romanzi), Zafón tesse le fila di storie che non iniziano e non finiscono mai per davvero. Le storie dei protagonisti dei quattro romanzi si intrecciano tra loro e non c’è modo di sciogliere questo groviglio. Quando chiudiamo l’ultima pagina de Il Labirinto degli Spiriti, capiamo che quello che abbiamo letto fino a quel momento è la storia di una semplice storia.

No, non è un gioco di parole riuscito male. Zafón ha l’abilità di raccontare cosa si portano dentro le persone che scrivono storie. Così personaggi come Julian Carax, David Martin, Daniel Sempere o anche Fermin Romero de Torres sono solo voci che raccontano storie. Zafón è invece il loro Andreas Corelli, l’editore maledetto che in cambio della felicità regala loro la soddisfazione di essere ascoltati da qualcuno. 

L’ultimo regalo: La Città di Vapore

In questa ottica, le storie che abbiamo letto ci sembrano in un attimo tristi e malinconiche, ma non possiamo far altro che volerne di più. E ne avremmo voluto di più, se non fosse che il 19 giugno 2020 Carlos Ruiz Zafón è venuto a mancare lasciando un grandissimo vuoto nel cuore di noi lettori. Mesi dopo la sua scomparsa, il suo editore ha deciso di regalarci un piccolo volume dal titolo La Città di Vapore.

Si tratta di una raccolta di racconti inediti che ampliano letteralmente l’universo da noi conosciuto fino ad ora. Sebbene la protagonista dei racconti sia, ancora una volta, la città di Barcellona, incontriamo nuovamente famiglie e personaggi che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni. C’è una libreria Sempere, c’è un racconto di David Martin durante gli anni della sua prigionia. C’è perfino Andreas Corelli, che fa parte di una rivoluzionaria biografia di Cervantes e di una affascinante storia circa la pubblicazione del Don Chisciotte.


La Città di Vapore è stato il miglior modo che avessimo per salutare uno degli autori che più di tutti ci è entrato nel cuore negli ultimi vent’anni. Con lui ho pianto e sorriso ma soprattutto sognato. Ho sognato tante volte David Martin nella casa della torre, così tante da averla cercata davvero a Barcellona. Ho sognato il Cimitero dei Libri Dimenticati più volte di quanto potessi immaginare, ho sperato che esistesse un posto dove nessun libro cada mai nell’oblìo.

Dopo tutto questo, posso solo promettere, all’autore che mi ha accompagnata negli ultimi tredici anni, che terrò i suoi libri e i suoi personaggi al sicuro, che non saranno mai dimenticati e che continuerò, nel mio piccolo, a raccontare le sue storie.

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