Recensioni, Serie TV

Buffy e Riley: l’impossibile confronto con la realtà

Nel mondo delle serie TV due cose sono certe. La prima è che in ogni serie TV c’è una coppia storica, canon, che tutti abbiamo amato e shippato almeno una volta e che di solito si ricorda come la coppia migliore dello show. La seconda è che in Buffy l’Ammazzavampiri questa coppia non è Buffy e Riley.

Ricordiamo la storica serie di Joss Whedon per tante cose, dai primi vampiri della TV (prima che i triangoli amorosi tra una mortale e i vampiri diventassero mainstream), alla prima donna forte e indipendente del piccolo schermo, dagli abiti anni ’90 al meraviglioso cast che dopo più di vent’anni ci manca da morire. Di certo, però, non la ricordiamo per la coppia formata dalla Cacciatrice e dal dolce soldato che compare nella quarta stagione.

La prima volta che ho visto Buffy l’Ammazzavampiri avrò avuto 8 anni. La mia comprensione degli eventi della serie era piuttosto limitata e i miei ricordi molto vaghi. Poi, alle medie, ho comprato tutti i cofanetti e iniziato una serie di rewatch che mi hanno permesso di capirci un po’ di più. Tuttavia, parliamo sempre di almeno quindici anni fa.

Da quello che ricordavo, il più grande e bell’amore di Buffy era stato Angel. Anzi, provavo anche un leggero fastidio al ricordo di questo Riley, un ragazzo palloso e antipatico che non capiva la bellezza di Buffy e se la tirava troppo. Sì, non l’ho mai sopportato. Più che altro non ne ho mai capito l’utilità.

Poi in questo lockdown ho approfittato per fare un nuovo rewatch e qualcosa è cambiato.

L’amore di Buffy ed Angel resta ineguagliabile, ma a modo suo la storia con Riley è stata molto più profonda di tanti momenti tra Buffy e Spike, che invece prima consideravo una buona alternativa.

Riley arriva in un momento in cui Buffy vuole iniziare una vita normale: la Bocca dell’Inferno è stata – momentaneamente – chiusa, il Sindaco sconfitto, a quanto pare Sunnydale non è più il centro infernale del mondo. Il liceo di Sunnydale è stato distrutto e con lui se ne va l’adolescenza di Buffy, spezzata anche dall’addio di Angel al termine della terza stagione.

La quarta stagione inizia con una Buffy che crede finalmente di poter vivere la propria vita e i propri sogni, iscrivendosi all’università, spostandosi nel dormitorio, incontrando e frequentando ragazzi normali.

Ed è qui che entra in gioco Riley, il dolce e affascinante assistente della Professoressa Walsh, quasi perfetto da non sembrare vero. Il fatto che nasconda di essere un soldato affiliato all’organizzazione è solo un dettaglio nel suo modo di essere. Riley è una persona normale, senza super poteri, mortale, senza doti di particolare rilievo, in un mondo di vampiri, mostri, supereroine ed esseri immortali.

La storia tra Buffy e Riley inizia con la consapevolezza che la fine è dietro l’angolo. Fin dal primo momento, Riley si rende conto di non essere abbastanza per la donna che ama. Lui è consapevole del fatto che Buffy è stata sempre attratta da quella non-normalità da cui cercava di fuggire.

Silenziosamente, Riley accetta il suo essere inferiore rispetto a tutto il mondo circostante. Non basta la sua intelligenza, non bastano i suoi muscoli, non basta la sua lealtà e nemmeno il suo amore. Riley sarà sempre, agli occhi di Buffy, il mortale da proteggere, un po’ per amore, un po’ per senso di dovere.

Mentre con Angel, Buffy si sentiva costantemente le spalle coperte, con Riley, consapevole del fatto che lui non abbia particolari poteri a proprio vantaggio, Buffy vive in un perenne chi va là, che però non fa altro che affievolire la già di per sé debole fiamma che c’è tra i due.

Riley ama davvero Buffy e lo fa in un modo puro e avvolgente, come forse neanche Angel ha mai fatto. Tiene a lei e la considera come la cosa più preziosa che abbia, ma vorrebbe essere di più. Ed è proprio questo suo desiderio di colmare la distanza tra ciò che è e ciò che, inconsciamente, vorrebbe essere, che lo porterà a sua volta ad allontanare Buffy proprio nel momento in cui lei capisce di avere bisogno di lui.

Non giustifico la scelta di Riley di iniziare a farsi mordere dalle vampire, ma comprendo il percorso che lo ha portato a questa scelta. La lenta e inarrestabile discesa verso il baratro del non sentirsi abbastanza, verso la ricerca di quel qualcosa che lo renda diverso, più vicino a quello che Buffy sembra volere.

Dall’altro lato, il desiderio di Buffy di una vita normale continua ad esistere, tacito e poco visibile, e lei non riesce a comunicarlo, perdendo svariate occasioni per manifestare a Riley che il suo unico e vero bisogno in quel momento è quella ventata di normalità che lui riesce a portarle, senza la necessità che si trasformi in un mostro anche lui.

Le vite di Buffy e Riley non riescono ad incrociarsi, nello stesso momento, nello stesso punto, e questa è la cosa che rende la loro storia ancora più triste.

Perché se Buffy ha ucciso Angel, seppur a malincuore, per salvare il mondo, Riley ha letteralmente ucciso Buffy quando lei lo ha scoperto in quel covo di vampire. In quel momento, nonostante l’orgoglio che all’inizio sfocia – comprensibilmente – in rabbia, Buffy comprende che forse ha inconsciamente lasciato intendere di pretendere troppo da Riley, un ragazzo normale, la cui normalità sembrava non bastarle mai.

Buffy e Riley si trovano grazie alla normalità e a causa di essa si perdono, lentamente, senza poi avere mai la possibilità di ritrovarsi. Nessuno dei due riesce a reggere il confronto con la realtà che sta vivendo e, inevitabilmente, entrambi finiscono per sprofondare in una solitudine dilaniante.

Tutto questo, a 8 anni, non potevo capirlo. E neanche a 12. Il rapporto tra Buffy e Riley era troppo profondo perché lo potessi capire all’epoca, più maturo dell’amore adolescenziale di Buffy per Angel. Forse, addirittura più maturo – per i suoi risvolti – della storia tra Buffy e Spike.

Ho rivalutato il personaggio di Riley e ho deciso di urlarlo al mondo, perché troppo spesso i bravi ragazzi – e soprattutto i ragazzi normali – vengono sottovalutati nelle serie tv a discapito dei supereroi, cattivi, belli e maledetti (e lo dico io, che preferisco quasi sempre i villain).

Se non siete riusciti a fare un rewatch come si deve, o se invece non avete mai visto Buffy, potete trovare tutte le 7 stagioni su Amazon Prime Video.

1 pensiero su “Buffy e Riley: l’impossibile confronto con la realtà”

  1. “La lenta e inarrestabile discesa verso il baratro del non sentirsi abbastanza, verso la ricerca di quel qualcosa che lo renda diverso, più vicino a quello che Buffy sembra volere” .. Non potevi trovare parole più giuste ❤️

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